Storia, arte, cultura

Le origini dell'abitato di Borno si perdono nella notte dei tempi; infatti numerosi ritrovamenti di incisioni rupestri, massi istoriati, punte di freccia e resti di suppellettili dimostrano come in epoca preistorica l'altopiano fosse già popolato e fittamente percorso. L'etimologia del nome Borno è quanto mai incerta, e numerose sono le ipotesi: potrebbe derivare da "Born", risalto di roccia, o dal gallicocenomane Burnich (luogo abitato), o da burna (limite, confine), o addirittura dal nome proprio Burnius.
Quando la Valle Camonica venne conquistata dalle legioni di Publio Siro, Borno prese subito importanza per la sua felice posizione, che permetteva agevoli comunicazioni militari e commerciali col vicino "Pagus Decius". Dopo gli anni bui delle invasioni barbariche, "Burnus", come viene chiamata in un antico documento, è assegnata nel 774 da Carlo Magno al monastero di Tours. Dall'anno Mille vi furono secolari contenziosi con gli abitati limitrofi allo scopo di stabilire i confini, segnatamente con la Val di Scalve, contrasto che verrà risolto solo nel 1682. Importanti per l'economia del paese furono le investiture vescovili, con le relative concessioni, che avvennero a partire dal XII secolo.

Passata con tutto il bresciano sotto il dominio di Venezia, anche Borno venne colpita nel 1630 dal flagello della peste bubbonica, che infuriò per tre anni. In seguito il paese entrò a far parte dei territori occupati da Napoleone, fino alle Guerre Risorgimentali, alle quali contribuirono valorosamente molti suoi abitanti. La seconda metà dell'800 venne caratterizzata da una massiccia emigrazione diretta soprattutto verso i Paesi sudamericani.
Nel nostro secolo, oltre al tributo di morti chiesto dalle due Guerre Mondiali e dalla costruzione, ultimata nel 1923, della strada carrozzabile Malegno-Borno, è da ricordare la separazione delle frazioni di Piano, Cogno e Annunciata, che dal 1962 sono andate a costituire il nuovo comune di Piancogno.

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